Scopri Porto con un itinerario slow e al femminile. Non la classica guida turistica, ma il racconto autentico di come viviamo la città tra gemme nascoste e tradizioni.
Siamo state a Porto in momenti diversi, tanti anni fa e poi recentemente. Entrambe siamo rimaste affascinate da questa città. Da cittadine di mare forse abbiamo trovato quel carattere vivace ma allo stesso tempo malinconico che la accomuna con la nostra Genova. I panni stesi al sole, le case alte e strette, i vicoli, le salite e discese. Forse ci siamo sentite un po’ a casa, forse abbiamo apprezzato quell’essere bella senza urlarlo, un fascino discreto e per questo ancora più intrigante.
Porto è così, meno monumentale e grandiosa rispetto a Lisbona, ma proprio per questo una città da vivere prima ancora che da vedere.
Intendiamoci, ci sono monumenti bellissimi anche qui: il ponte Dom Luis I, la Libreria Lello, la Torre dos Clérigos, la stazione di São Bento, ma sono molto più di una semplice spunta su una lista di cose da visitare.
Molti propongono un weekend a Porto di sole 2 notti che, certo riduce il costo del viaggio, ma secondo noi non rende merito a una destinazione che val la pena assaporare a ritmo lento. Per questo noi ne consigliamo almeno tre.
I luoghi da visitare a Porto (senza trasformarli in una lista)
Naturalmente anche Porto ha i suoi luoghi iconici e non abbiamo nessuna intenzione di evitarli solo perché sono famosi. La differenza, semmai, sta nel tempo che scegliamo di dedicare a ciascuno e nel modo in cui li inseriamo nel viaggio.
Alla Livraria Lello, per esempio, andiamo sapendo che dovremo condividerla con moltissimi altri visitatori. È uno dei luoghi più famosi della città e vale la pena entrare, ma il nostro consiglio è acquistare il biglietto online e dimenticare qualsiasi aspettativa di atmosfera intima e silenziosa.
Poi c’è la Torre dos Clérigos, che fa ormai parte del profilo di Porto, e la stazione di São Bento, dove invece vale la pena fermarsi davvero.
Qui gli azulejos non sono semplicemente una bellissima decorazione. Rivestono le pareti dell’atrio trasformandolo quasi in un grande racconto per immagini. È uno di quei posti in cui ci piace osservare prima e capire poi: alzare lo sguardo, avvicinarsi alle pareti, scoprire poco alla volta che dietro quel blu e bianco ci sono storie e non soltanto motivi ornamentali.
Dalla Sé al Ponte Dom Luís I
La Sé do Porto domina la città dall’alto e già la sua posizione merita la salita: da qui lo sguardo corre sui tetti e sulle case che scendono verso il Douro.
All’interno sono ancora una volta gli azulejos ad attirare la nostra attenzione, soprattutto nel chiostro, dove il blu e il bianco delle piastrelle incontrano la pietra.
Scendendo verso il fiume, prima o poi lo sguardo incontra il Ponte Dom Luís I. È una delle immagini più conosciute di Porto, ma attraversarlo a piedi è tutta un’altra cosa.
Noi amiamo percorrere il livello superiore. Fermarsi qui ad ammirare la colorata Ribeira da una parte e Vila Nova de Gaia con le sue cantine dall’altra offre uno sguardo privilegiato non solo sulla città, ma anche sulla sua storia. Il Douro, il vino, le cantine raccontano un legame che ha segnato profondamente l’identità di Porto.


Il Palacio da Bolsa
Ci sono luoghi che ci incuriosiscono durante la fase di ricerca e altri che, una volta visitati, riescono comunque a sorprenderci. Per noi il Palácio da Bolsa appartiene alla seconda categoria.
Ricordo ancora la prima volta che ci sono entrata. Continuavo ad alzare lo sguardo. Ogni sala sembrava voler superare la precedente per ricchezza di dettagli e maestria artigianale.
Quello che mi ha colpita di più è pensare che questo edificio sia stato anche una straordinaria scuola per gli artigiani che vi hanno lavorato. Soffitti, intarsi, decorazioni: dietro tanta bellezza si percepiscono il talento e il lavoro delle mani che l’hanno creata.
È uno di quei luoghi ai quali vale la pena dedicare un po’ più di tempo.

La Igreja de São Francisco
Le chiese di Porto sono una più sorprendente dell’altra. Ricche, scenografiche, opulente in un modo che persino il barocco siciliano fatica a eguagliare.
Ma quella che ci ha lasciate davvero senza parole è la Igreja de São Francisco.
La prima volta ci sono entrata con mio marito. Fa l’indoratore di mestiere. L’oro lo vede tutti i giorni, è parte del suo lavoro, e pensavo che sarebbe stato difficile stupirlo.
Invece siamo rimasti entrambi immobili.
Continuavamo a guardarci intorno senza sapere dove posare gli occhi. Intarsi, colonne, altari, sculture: ogni centimetro sembra ricoperto da un intreccio dorato che riflette la luce e avvolge completamente chi entra.
Ricordo ancora il suo sguardo. Se una persona che dedica la vita all’arte della doratura rimane senza parole, significa che quel luogo ha davvero qualcosa di straordinario.
Sono quei momenti che ci ricordano quanto sia importante vedere certi luoghi dal vivo. Nessuna fotografia riesce a restituire quella sensazione (e spoiler, qui non si possono fare foto!)
Vivere Porto a ritmo lento: Ribeira, Bolhão e caffè storici
Dopo tanta bellezza, però, arriva il momento di smettere di visitare e cominciare semplicemente a vivere la città.
Una delle cose che ci piace di più fare a Porto è perderci nella Ribeira.
Camminare senza avere necessariamente una meta, osservare le facciate, i balconi, la vita che scorre intorno. Entrare in una piccola bottega perché qualcosa ha attirato la nostra attenzione.
E naturalmente fermarci per un pastel de nata appena sfornato da Manteigaria. Perché ci sono ricerche sul campo che richiedono una certa dedizione.
Poi c’è il Caffè Majestic. È un locale storico, elegante e decisamente conosciuto. Non è certo uno di quei posti segreti che possiamo fingere di aver scoperto noi. Ma non tutto deve essere nascosto per meritare una sosta. Sedersi ad osservare la città che vive da uno dei suoi tavolini in stile belle epoque è un piccolo lusso che val la pena concedersi.
E poi c’è il Mercado do Bolhão.
I mercati ci sono sempre piaciuti perché mostrano un lato della città che nessun monumento può raccontare. Ci sono i prodotti, naturalmente, ma soprattutto le persone, le abitudini, i profumi, le voci e quella sana confusione della vita quotidiana.
Qui ci piace girare tra i banchi, curiosare, scegliere qualcosa da assaggiare e magari fermarci per una pausa pranzo senza troppe formalità.
È un modo per assaporare Porto nel senso più letterale del termine. E ci ricorda una cosa che teniamo sempre presente quando viaggiamo: a volte per godersi a fondo un viaggio basta sedersi a un tavolo e guardare la città che continua la sua giornata intorno a noi.


Azulejos e fado: incontrare Porto attraverso le persone
C’è poi un altro modo di conoscere una città che per noi è fondamentale: incontrare le persone che la abitano.
Gli azulejos, per esempio, possiamo ammirarli a São Bento, nelle chiese e sulle facciate della città. Ma possiamo anche provare a capire cosa significhi crearli.
A Porto abbiamo incontrato due artiste locali che lavorano proprio con questa antica tradizione. Sedersi nel loro laboratorio, ascoltarle e provare in prima persona a creare un azulejo cambia il nostro modo di guardare quelli che incontreremo il giorno successivo passeggiando per la città.
Non sono più soltanto bellissime piastrelle blu e bianche.
Cominciamo a vedere il gesto, la tecnica, il tempo e le mani che ci sono dietro.
Ed è una cosa che succede spesso quando viaggiamo: incontrare una persona ci permette di capire meglio anche un luogo.
Lo stesso vale per il fado.
A noi piace ascoltarlo in un ambiente raccolto, dove la musica rimane protagonista e non ha bisogno di grandi effetti. La voce, gli strumenti, poche persone e quel silenzio particolare che si crea quando tutti stanno davvero ascoltando.
Il fado racconta nostalgia, appartenenza, lontananza. Quella malinconia portoghese che forse è anche uno dei motivi per cui Porto ci è entrata così facilmente sotto pelle.
E poi si chiude la serata in una taverna tipica, assaggiando la cucina portoghese in un luogo frequentato anche da chi vive qui.
Perché conoscere una città, per noi, passa inevitabilmente anche dalla sua tavola.
Una giornata nel Douro, ma a modo nostro
La valle del Douro merita un capitolo a sè. Molti lo visitano in giornata con grandi crociere organizzate. È sicuramente un modo comodo per vedere la valle, ma noi abbiamo scelto di viverla diversamente.
Preferiamo partire da Porto in auto e lasciare che anche il percorso faccia parte della giornata.
In questo modo possiamo concederci una deviazione che altrimenti rimarrebbe fuori dall’itinerario: Casa de Mateus.
Il palazzo, i giardini geometrici, l’acqua che riflette la facciata, l’eleganza discreta del luogo. È una di quelle soste che ci piace inserire proprio perché rompe il percorso più prevedibile. E per rendere davvero completa la visita, consigliamo di sorseggiare un bicchiere del loro famoso vino rosato, leggero e rinfrescante come il paesaggio dove nasce.
Procedendo lungo la strada ecco arrivare le vigne.
Nel Douro il paesaggio è stato modellato dal lavoro dell’uomo e le colline scendono verso il fiume disegnate da filari e terrazzamenti.
Qui la scelta della cantina diventa importante.
Non cerchiamo semplicemente un posto dove degustare del vino. Cerchiamo una realtà capace di raccontare il territorio, possibilmente attraverso le persone che quel vino lo producono.
Dopo un pranzo e una degustazione di vini, si cambia prospettiva. Saliamo su un rabelo, l’antica imbarcazione di legno utilizzata un tempo per trasportare il vino lungo il Douro fino alle cantine di Vila Nova de Gaia.
Abbiamo scelto di farlo in piccolo, privatamente. Non per rendere l’esperienza più esclusiva, ma per poterla vivere con il ritmo che questo paesaggio richiede.
Dal fiume le colline sembrano ancora più morbide e sinuose. La barca procede lentamente e per un po’ non c’è davvero bisogno di fare nulla. Solo guardare.


Vila Nova de Gaia al tramonto: un ultimo bicchiere guardando Porto e il tempo di assaporarsi la città
Vila Nova de Gaia sarà anche turistica, ma al tramonto continua ad avere un fascino particolare. Il nostro consiglio è molto semplice: scegliete uno dei tanti locali affacciati sul fiume e sedetevi.
Noi abbiamo scelto Sandeman.
Un cocktail a base di Porto e, dall’altra parte del fiume, il profilo della città che lentamente cambia colore.
E forse è proprio questo uno dei momenti del viaggio che ci piace di più. Quando smetti di cercare cose da vedere, ti fermi e semplicemente ti godi il tempo di stare.


Dopo tanti anni di viaggi e sopralluoghi abbiamo imparato che conoscere bene una destinazione significa anche saper scegliere.
Non necessariamente aggiungere.
Possiamo visitare un museo in più oppure concederci un pranzo al mercato. Possiamo riempire un pomeriggio di visite oppure lasciare il tempo per entrare in una bottega, parlare con un’artigiana o rimanere sedute davanti al Douro un po’ più del previsto.
Non esiste una formula giusta per tutti. Questa è semplicemente la nostra.
Porto ci ha conquistate senza fare troppo rumore. Con la sua bellezza un po’ malinconica, le facciate ricoperte di azulejos, le salite, il fiume, le persone incontrate lungo il percorso.
Forse alcune città semplicemente ci somigliano più di altre.
Noi sappiamo soltanto che, quando torniamo a Porto, non abbiamo mai la sensazione di dover ricominciare da capo.
Riprendiamo il filo.
E continuiamo a viverla, rigorosamente a modo nostro.

