La storia di come è nato I Viaggi delle Donne e del perché, a volte, partire può essere un piccolo atto rivoluzionario.
Ci sono domande che ci accompagnano fin dal primo giorno.
La più frequente è anche la più semplice.
“Perché organizzate viaggi solo per donne?”
Ogni volta sorridiamo, perché sappiamo che chi la pone si aspetta una risposta pratica. Magari pensa che sia una scelta di mercato, una nicchia da presidiare o semplicemente un’idea nata seguendo una tendenza.
La verità è che non c’è una risposta unica, e di certo non si trova in un business plan, ma nella nostra storia.
Lavoriamo nel turismo da oltre vent’anni (lo so, le candeline iniziano ad assieparsi sulla torta!) e, dopo tanto tempo trascorso come dipendenti, abbiamo deciso di fare il grande salto: fondare il nostro tour operator, dedicandoci ai viaggi per sole donne.
Abbiamo scelto di iniziare l’8 marzo 2022. Una data simbolica, certo, ma non casuale.
All’epoca quasi nessuno in Italia proponeva questo tipo di viaggi.
Lavorando soprattutto con clienti provenienti dagli Stati Uniti, dall’Australia e dai Paesi del Nord Europa, ci eravamo accorte che molte donne erano già pronte. Viaggiavano da sole, indipendentemente dal fatto che fossero single, sposate, divorziate, vedove o mamme.
Non partivano perché erano sole.
Partivano perché avevano voglia di vivere il mondo — e forse anche una parte di sé — in modo nuovo.
Quando la vita ci chiede di ricominciare
Negli ultimi anni anche la nostra vita ci ha portato a fare molte riflessioni. A pochi anni di distanza abbiamo perso i nostri papà, e osservando da vicino le nostre mamme, ci siamo rese conto di come una donna possa trovarsi, a un certo punto della vita, a reinventarsi completamente, costruendo una nuova routine, nuovi equilibri e, spesso, una nuova idea di sé. Quando non si è più giovanissime può essere una sfida importante. A volte molto difficile.
Quelle esperienze ci hanno toccato profondamente. E ci hanno fatto capire ancora di più quanto, per una donna, prendersi cura di sé — a qualunque età — sia urgente e necessario.
Uno spazio tutto per noi
Il ruolo della donna si sta ridefinendo e – per fortuna- stiamo iniziando a renderci conto che essere wonder woman (e lo siamo tutte ve lo assicuro!) non è poi così conveniente. Ci mette ancora più sotto pressione, con quella responsabilità di dover arrivare ovunque, pensare a tutti e farci carico di pesi – che a volte sarebbe bene lasciar andare.
Spesso, arriviamo stanche. Non solo fisicamente. Abbiamo la sensazione di rincorrere una quotidianità che ci chiede sempre qualcosa in più. E quelle ragazze che un tempo eravamo, con tutta la loro energia e la voglia di conquistare il mondo, ci fanno quasi tenerezza.
La vita, si sa, ci mette davanti tante sfide. Crescendo acquistiamo esperienza e consapevolezza, ma qualche volta anche un po’ di disillusione. Ed è proprio allora che diventa importante concederci uno spazio tutto nostro.
Queste riflessioni ci hanno portato a creare uno spazio in cui ritrovare, almeno per qualche giorno, quelle ragazze che siamo state e che, in fondo, continuano a vivere dentro di noi.
Ci piace immaginarlo come un luogo dove ricevere nuovi stimoli, lasciarsi ispirare, condividere esperienze, ma anche riscoprire passioni che, troppo spesso, finiscono in secondo piano.
Un momento in cui tornare semplicemente a essere noi stesse. Non solo figlie, mamme, mogli, amiche o sorelle, ma donne con curiosità, desideri e sogni che meritano di trovare ancora il loro posto.
Vi assicuro che partire da sole, allontanandosi per qualche giorno dalla nostra quotidianità, ha qualcosa di profondamente liberatorio. Ci alleggerisce. Ci permette di cambiare prospettiva e di guardare la nostra vita con occhi nuovi.
Non è un caso se abbiamo scelto la libellula come simbolo del nostro logo. È un animale che rappresenta la leggerezza, la libertà e la trasformazione. Non una trasformazione straordinaria o eclatante, ma quella più silenziosa e autentica che nasce quando troviamo il coraggio di ascoltare i nostri desideri e di aprire il cuore e la mente a ciò che ancora non conosciamo.
“E gli uomini?”
Nel corso degli anni ci siamo sentite fare tante volte la stessa domanda: “Perché un viaggio solo donne? E gli uomini?”
Ogni volta sorridiamo.
No, non vogliamo certo tagliarli fuori. Non è una presa di posizione e non c’è nessuna contrapposizione.
È semplicemente che viaggiare tra donne ha un’energia diversa.
Lo abbiamo visto succedere tante volte.
C’è un modo tutto nostro di osservare i luoghi, di fare domande, di lasciarci incuriosire da un dettaglio, di fermarci a parlare con un artigiano, di ascoltare una storia senza guardare l’orologio. Ci piace capire cosa c’è dietro un luogo, conoscere le persone che lo abitano, lasciarci sorprendere da ciò che non avevamo programmato.
E poi c’è un’altra cosa che continuiamo a notare.
Quando una donna si sente accolta, smette poco alla volta di indossare quella specie di armatura che la vita quotidiana, a volte, ci costringe a portare. Si mette in gioco con naturalezza, condivide un pensiero, una fragilità, una risata. E lo fa senza il timore di essere giudicata.
È lì che succede qualcosa di speciale.
Quello che succede davvero durante un viaggio
Anche le donne che, all’inizio, rimangono un po’ sulle loro, dopo qualche ora iniziano a sciogliersi. È come se si togliessero, poco alla volta, quello scudo di protezione che la vita quotidiana ci porta spesso a indossare. Uno scudo che serve ad affrontare il lavoro, gli impegni, le responsabilità di ogni giorno, ma che, a volte, finisce anche per tenerci a distanza dagli altri.
Ci è capitato anche durante un viaggio in Provenza.
Il primo giorno una partecipante era arrivata molto riservata. Osservava tutto con attenzione, parlava poco e sembrava voler mantenere una certa distanza dal gruppo. Ci siamo dette che avrebbe avuto bisogno di tempo e abbiamo fatto quello che facciamo sempre: non abbiamo forzato nulla.
La sera della cena di benvenuto ci siamo ritrovate attorno a una tavola apparecchiata con cura. Su ogni posto avevamo lasciato una piccola boutonnière preparata a mano e una cartolina di benvenuto. Abbiamo brindato all’inizio del viaggio e, tra una portata e l’altra, le conversazioni hanno iniziato a nascere con naturalezza.
Il giorno dopo il suo sorriso era già diverso.
Nei giorni successivi ha iniziato a raccontarsi. Ci ha confidato che stava attraversando un momento importante della sua vita e che quel viaggio rappresentava, in qualche modo, un nuovo inizio.
L’ultimo giorno, mentre pranzavamo in una piccola piazza nel sud della Francia, è stata lei a invitarci al suo tavolo. Ci ha fatto una domanda che non abbiamo più dimenticato.
“Come fate a fare tutto questo senza perdere mai il sorriso?”
Pensavamo si riferisse al programma del viaggio. Invece ci disse di aver osservato tutto quello che normalmente passa inosservato: il modo in cui avevamo gestito con discrezione i piccoli imprevisti, l’attenzione riservata a chi aveva bisogno di una cura in più, la pazienza, il sorriso.
Qualche giorno dopo pubblicò una fotografia del viaggio scrivendo:
“Queste immagini racchiudono la bellezza, la poesia e la solidarietà femminile che abbiamo respirato durante il nostro viaggio in Provenza.”
Ogni volta che rileggiamo quelle parole pensiamo che raccontino molto meglio di noi quello che cerchiamo di costruire.
Dopo tanti anni di viaggi abbiamo imparato che i gruppi non nascono durante una visita guidata. Nascono quasi sempre attorno a una tavola apparecchiata con cura, davanti a un bicchiere di vino o durante una passeggiata senza fretta. È per questo che, quando costruiamo un itinerario, lasciamo sempre spazio ai tempi lenti. Perché sono proprio quei momenti, apparentemente secondari, a trasformare un gruppo di sconosciute in compagne di viaggio.
Un piccolo atto rivoluzionario
Perché un viaggio tra donne è fatto di risate, confidenze, complicità. E, possiamo dirlo dopo tanti anni di gruppi accompagnati, anche di pochissima competizione.
Ogni viaggio è diverso. Ogni gruppo ha il proprio carattere, i propri tempi e la propria storia. Eppure, ogni volta, succede qualcosa di sorprendente: nasce un’alchimia che continua anche dopo il ritorno a casa.
Si rientra con nuovi ricordi, nuovi stimoli e, spesso, con amicizie che non ci si aspettava di trovare.
Un piccolo spazio per sé che vale un mondo.
Un piccolo gesto d’amore verso la persona di cui, troppo spesso, ci dimentichiamo di prenderci cura: noi stesse.
Un piccolo atto rivoluzionario, appunto.

